Il portale delle costruzioni in acciaio in Italia
CREDITS
COMMITTENTE: Celine Production
PROGETTO ARCHITETTONICO: MetroOffice Architetti- Fabio Barluzzi e Barbara Ponticelli
MANAGEMENT E DL: Interprofessionale - Cristina Matteucci e Stefano Rossini
PROGETTO STRUTTURALI: Politecnica, Studio Ballardini, Leonardo Catarzi, L2i Engineering and Consulting (DL strutturali)
PROGETTO IMPIANTISTICO: Politecnica
GENERAL CONTRACTOR: Impresa Ing. Ferrari
IMMAGINI: Marco Cappelletti

La Manufacture

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La nuova sede operativa della maison francese Celine è collocata sulle colline toscane a Radda, nel cuore del Chianti. Progettata con la concezione innovativa di promuovere l’idea dell’ambiente di lavoro come luogo di bellezza, offre ai dipendenti la possibilità di ammirare l’elevata qualità del paesaggio circostante grazie ad un’architettura permeabile, caratterizzata da grandi vetrate, luce naturale, aperture e schermature con l’esterno. La nuova struttura nasce sul sedime di un vecchio opificio e l’intero volume, realizzato in lastre di cemento armato, colonne in acciaio e travi di copertura in elementi lignei sormontate da un tetto in carpenteria metallica, appare come sospeso dal suolo. Il progetto, dal design essenziale, si articola su tre livelli definiti da una pianta a “L” e tiene in considerazione la conformazione orografica del terreno su cui poggia. Gli ambienti produttivi sono caratterizzati da ampie pareti vetrate a tutta altezza schermate dai raggi solari, non tramite sistemi tradizionali come i brise-soleil, ma attraverso una parete diaframma composta da blocchi di vetrocemento sospesa alle travi del tetto grazie a supporti in acciaio. I mattoncini dei blocchi sono disposti in una griglia, separati da giunti di malta di spessore inferiore al centimetro, supportati da una combinazione di barre in parte in legno ed in parte in carpenteria metallica per formare pannelli di grandi dimensioni. La struttura della copertura sporge rispetto alla superficie vetrata perimetrale formando delle mensole alle quali sono sospese le strutture metalliche che sostengono la parete. Quest’ultima, occupando solo la fascia superiore dell’edificio, consente a chi lavora di lasciare lo sguardo libero da qualsiasi ingombro visivo, per godere appieno del meraviglioso paesaggio nel quale ci si trova immersi.

“Le richieste architettoniche prevedevano la realizzazione di una facciata a sbalzo in vetrocemento di grande dimensione che attorniasse su tre lati l’edificio. Nello specifico la facciata presentava altezza massima di 7 m, lunghezza complessiva 230 m di cui tre fronti a sbalzo di 183 m totali. La scelta strutturale doveva quindi tener conto delle azioni rilevanti dovute ai pesi posti sullo sbalzo, all’azione del vento e all’azione delle dilatazioni. Visti gli innumerevoli vincoli posti si è optato per una soluzione progettuale in acciaio in grado di assorbire sia gli sforzi che le dilatazioni trasmettendole direttamente alla struttura di copertura. La maglia strutturale ha messo in relazione tutte le parti dell’insieme costituendo legame e scheletro formale. Il progetto ha seguito una struttura gerarchica rigorosa: ossatura in profili tubolari, UPN a sostegno dei vetri, controventi in tondo, sistema di aggancio alle travi lignee, appoggi dei vetri sulle selle“ - Ing. Roberto Ballardini – Studio Ballardini.

La parete più esterna riflette il cielo e le sue mutazioni, consentendo un buon inserimento nella vista dal basso verso l’alto indotta dalla vicina strada. L’uso del colore aiuta inoltre l’architettura a integrarsi con il verde circostante. La doppia facciata permette di riscaldare e raffreddare naturalmente l’edificio per la maggior parte dell’anno; questo sistema passivo di climatizzazione viene utilizzato in combinazione con altre strategie sostenibili come, ad esempio, i pannelli fotovoltaici collocati in copertura. L’estetica industriale viene trasferita agli interni, con pavimenti levigati e colori/finiture ridotti al minimo, così da porre al centro dell’attenzione i grandi macchinari utilizzati per il taglio e la cucitura della pelle.

Silvia Vimercati

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