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Per un'evoluzione urbana - Editoriale Architetture in Acciaio #11

Oggi sappiamo che la salvaguardia dell’ecosistema passa soprattutto attraverso la creazione di città sempre più vivibili e ‘intelligenti’. E’ inevitabile pensare che il punto di gravità del mondo si sia spostato gradualmente dalla campagna alla città e quindi la preoccupazione che questi enormi contenitori di vita non siano in grado di garantire il corretto rapporto uomo-natura ed anzi lo mettano in costante crisi. Il processo che si è innescato a partire dall’inizio del XX secolo ad oggi ha portato un incremento delle popolazioni cittadine da 250 milioni a 2,8 miliardi di persone su un bacino complessivo della popolazione mondiale di 7 miliardi di persone. Si calcola che nel 2050 i residenti nelle città saranno 6 miliardi con un incremento a 9,2 della popolazione mondiale.
La città è un collettore di energie che nel bene e nel male rende la vita tra gli individui un
sistema di interscambi sociali e culturali. Crediamo quindi che la terra si difenda, sia preservando il più possibile le campagne e il territorio, sia - e soprattutto - attraverso la capacità di immaginare nuovi scenari di vita e modi differenti di costruzione delle nostre città. In risposta al proliferare di studi e progetti avveniristici che dovrebbero fare sognare e riflettere nella direzione di città sempre più pulite e aperte ai processi di sostenibilità avanzata ci domandiamo se veramente valga la pena spingersi così in avanti, non sono forse i processi che partono dal basso e dai piccoli gesti a dare maggiormente vigore alle idee di sostenibilità abitativa? Questo termine, di cui si fa ormai un uso fuorviante rispetto al suo vero significato, dovrebbe aiutarci a riflettere semplicemente sul concetto di quale eredità in termini di sistema qualitativo ambientale lasciamo a chi arriverà dopo di noi.
Il processo che si è generato negli ultimi anni nella direzione della riqualificazione e recupero del patrimonio edilizio esistente è sicuramente una delle spinte più interessanti che il nostro mestiere può dare, soprattutto in Europa, proprio perché si va ad incidere sul costruito senza dover erodere ulteriore terreno. La città, che in modo naturale cresce, invece di lasciarsi alle spalle i ruderi del suo naturale invecchiamento evolve in una stratificazione di contenuti finalmente eco-sostenibili. La politica e la normativa dovrebbero incentivare, anche con aumenti di volumetria, la riqualificazione di edifici non più utilizzati, sia attraverso la loro ristrutturazione, sia attraverso una demolizione e ricostruzione sullo stesso suolo e non dovrebbe più permettere di utilizzare suolo libero fino a quando nelle città fossero ancora presenti edifici in disuso o abbandonati. La spinta “verde” in questa direzione potrebbe portare soprattutto l’Europa ad essere leader mondiale nel processo di trasformazione del patrimonio edilizio esistente indicando la corretta via per un’equilibrata convivenza tra antico, moderno e contemporaneo. Negli ultimi anni siamo stati coinvolti in questo processo di trasformazione, toccando architetture milanesi significative (edificio via Tiziano, La Serenissima, Gioiaotto) che riteniamo, per tipologia delle architetture originarie e per l’approccio progettuale innescato, possano rappresentare un interessante campo di prova. Questa modalità si basa in primo luogo su un principio di ‘ascolto’ del manufatto esistente reinterpretandone il linguaggio, dandogli però una nuova vita in accordo con la forma originale. Il tutto in una costante e precisa osservanza delle tecniche di ottimizzazione e miglioramento energetico della costruzione in una direzione di un equilibrato intercambio con l’ambiente. In questi termini, riflettendo sulla condizione contemporanea, ma anche su un futuro prossimo e lontano, riteniamo sia sostanziale ed etico proporre e studiare alternative alla trasformazione del nostro territorio tentando così di dare un contributo, anche se minimo, ad un importante e irrinunciabile processo globale di presa di coscienza attiva del fare e del costruire senza remore, ma con assoluta consapevolezza. 

Filippo Pagliani e Michele Rossi - Park Associati

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