Il portale delle costruzioni in acciaio in Italia
CREDITS
COMMITTENTE: Melco Resorts & Entertainment
PROGETTO ARCHITETTONICO: Zaha Hadid Architects - Zaha Hadid e Patrik Schumacher
CAPI PROGETTO: Viviana Muscettola, Michele Pasca di Magliano
CAPO PROGETTO FACCIATE: Paolo Matteuzzi
ARCHITETTI LOCALI: Leigh & Orange, CAA City Planning & Engineering Consultants
PROGETTO STRUTTURALE: Buro Happold International
MAIN CONTRACTOR: Dragages Macau - gruppo Bouygues

Credit completi al presente link

FOTOGRAFIE: Ivan Dupont (esterni), Virgile Simon Bertrand (interni), Zaha Hadid Architects (cantiere)

MORPHEUS, CITY OF DREAMS RESORT

DISEGNI E CANTIERE
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
FOTO
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
Arrivando alla “City of Dreams”, nell’ex colonia portoghese, immediatamente si ha la vivida sensazione che l’hotel Morpheus sia un edificio costruttivamente tra i più complessi di recente concezione. Altrettanto spontaneamente, contrariamente alle prime ipotesi progettuali, viene naturale pensare che tale esempio di “parametricismo” (così come definito dal Project Manager Patrik Schumacher) possa essere realizzato quasi esclusivamente mediante l’uso dell’acciaio. L’edificio sorge su un lotto di dimensioni ridotte (52x99 m) rispetto alla sua volumetria, e si sviluppa per un’altezza di 160 metri a confine con edifici le cui attività non potevano ammettere interferenze in fase di costruzione.

Il controllo del progetto è stato possibile solo attraverso processi ottimizzati di modellazione parametrica 3D che ha permesso una costante integrazione tra progetto strutturale ed architettonico consentendo di governare 2.500 connessioni delle quali circa 400 rappresentate da casi singolari e circa 1.200 costituite da nodi complessi con pesi che in alcuni casi hanno raggiunto le 18 tonnellate. In relazione all’estrema complessità strutturale, direttamente connessa ad un concept iconico che fin dal principio aveva come prerogativa la leggerezza, la scelta di costruire un esoscheletro in acciaio presenta numerosi vantaggi, trasversali alle varie discipline progettuali e forzanti dell’investimento. La riduzione complessiva dei pesi della struttura fuoriterra, dovuta alla maggior snellezza dei profili compositi costituenti l’esoscheletro e alla miglior possibilità di controllo ed ottimizzazione delle connessioni, unita alla velocità realizzativa, ha contribuito in maniera significativa al risparmio economico e al miglior riutilizzo di una fondazione esistente (residuo di precedenti ipotesi di intervento).

La possibilità di prefabbricazione leggera della struttura (compresi i telai triangolari di supporto della facciata) e di controllo della stessa in officina, ha consentito di ridurre le tolleranze dovute alle attività di cantiere garantendo al contempo una miglior possibilità di coordinamento tra facciata ed esoscheletro (distanziati l’uno dall’altro di 90 cm). Una buona parte delle 28.000 t di carpenteria metallica impiegata per la costruzione è costituita dai membri dell’esoscheletro, costruiti partendo da piastre di acciaio S460 anche di spessore fino a 150 mm; per la protezione al fuoco degli elementi è stato utilizzato uno speciale processo di verniciatura a spessore (10 mm) in grado di conferire le prestazioni richieste. Dal punto di vista del comportamento statico i due cores in cemento armato (contenenti i percorsi verticali), collegati da tre ponti sostenuti da travi reticolari metalliche, insieme ai solai e all’esoscheletro, reagiscono alle importanti sollecitazioni orizzontali (sisma e vento/tifoni con tempo di ritorno pari a 200 anni) definendo una “soluzione ibrida”. Completano la soluzione strutturale pilastri in acciaio nei pressi dei cores, che interrompono la luce delle travi composite; queste ultime, dipartendosi dal core, transitando attraverso l’involucro vetrato terminando nell’esoscheletro.

L’acciaio è stato utilizzato anche per la realizzazione delle strutture transitorie (per circa 7.000 ton) atte ad integrare la struttura primaria, nelle fasi di costruzione, prima del suo complemento garantendo, parimenti allo sviluppo dell’edificio, velocità di montaggio, smontaggio e riuso, nonché complementarietà materica e adattabilità in corso d’opera con la struttura primaria definitiva.

Matteo Brasca, Gaia Laura Brasca

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