Il portale delle costruzioni in acciaio in Italia

L'acciaio nei progetti di Zaha Hadid Architects

"Il Morpheus, l'uso dell'acciaio nella facciata per il nuovo hotel del City of Dreams di Macau - Visione spaziale e tecnologia costruttiva nell'esperienza progettuale e nella direzione artistica dell'opera."
Contributo a cura di Paolo Matteuzzi - Senior Associate - Zaha Hadid Architects

1. Introduzione


L'incarico per la progettazione dell'Hotel di Macau, successivamente rinominato Morpheus, su proposizione del Cliente, la Melco Crown Development Limited, ci ha visti impegnati a fornire il meglio della nostra conoscenza, capacità di problem solving, risorse e strumenti di lavoro, nell’obiettivo di completare il nuovo world class entertainment complex di una delle più grandi industrie dell’intrattenimento al mondo.
L’obiettivo del Cliente era di sviluppare il progetto dell’Hotel come parte del loro parco di entertainment e casinò a Macao, il City of Dreams, costituito da altri 4 hotels già realizzati ed operanti nell’area di Cotai, nell’area libera tra la Crown Tower e il Grand Hyatt.
L’Hotel doveva raggiungere un rating che eccedesse il 5 livello (pari a un 6 Stars Hotel) e al contempo doveva superare ogni aspettativa di iconicità, costituendosi quale landmark che potesse rinnovare lo skyline del City of Dreams Complex, al fine di un suo rilancio mondiale.
Il nuovo albergo doveva inoltre soddisfare le aspettative della più esigente clientela della Melco Crown e rappresentare un benchmark delle strutture di accoglienza per il turismo VVIP che gravita intorno al parco di Macau, attraverso un più ampio attingimento dal bacino della clientela internazionale.
Creatività, leadership, efficienza nella gestione del progetto, timing, selezione delle risorse, eccezionali capacità di comunicazione erano requisiti direttamente richiesti dall’accordo contrattuale siglato tra Zaha Hadid Architects e Melco Crown, accordo che richiese oltre un anno di negoziazione prima di arrivare alla firma conclusiva.
Il nostro incarico andava dal concept, approvato dal cliente con un incarico separato, attraverso tutte le fasi di progettazione, fino alla direzione artistica durante la costruzione dell’opera.
Lo sviluppo si prevedeva fosse di circa 150.000 mq, doveva includere hotel facilities, spazi F&B, spas, una sky pool, sky villas e aree dedicate al gioco d’azzardo, per un totale di circa 620 delux rooms, 150 penthouses, 10 super-luxury villas.
 
ZHA - Morpheus
 

2. Le sfide poste dall’area


L’edificio, fin dalla sua prima ideazione, doveva affrontare una serie di sfide dovute dall’eccezionalmente complessa condizione nella quale doveva essere costruito.
In un lotto di circa 50x100 metri dove già insistevano le fondazioni di un progetto precedente, che era stato abbandonato. Il lotto si presentava circondato su tre lati dal podio delle torri perimetrali del parco del City Of Dreams, al quale andava recato il minor disturbo possibile durante la costruzione della quinta torre. Il parco esistente comprendeva, oltre al podio su tre piani, numerose aree destinate a casino, 200 negozi, le lobby delle 4 torri, 1400 stanze. Il Morpheus doveva relazionarsi e collegarsi direttamente a chiudere il loop della galleria commerciale del podio al piano terra, allineandosi ad ogni piano per gli ulteriori collegamenti funzionali e allo stesso tempo doveva distinguersi e reinventarne lo spazio.
Anche in altezza il vicino aeroporto internazionale imponeva restrizioni, vincolando l’altezza massima a 160 metri ed imponendo di conseguenza un’alta efficienza nello sviluppo planimetrico e distributivo.
 
Pianta - ZHA
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Morpheus - ZHA

 
 

3. Il Morpheus come sistema di comunicazione


Quando atterri all’aeroporto di Hong Kong, e prendi il ferry che va direttamente a Macau, con le linee dirette per Taipa, il tuo cellulare viene immediatamente raggiunto da decine di messaggi promozionali, offerte pubblicitarie di shows e intrattenimenti offerti dai tanti hotel e casinò dell’isola.
Se poi sbarchi di sera, i lighting games delle torri degli alberghi mandano caleidoscopici messaggi luminosi, lo spettacolo è simile a quello di una giostra a scala urbana. Le luci notturne delle città asiatiche non sono più il risultato di una città che racconta il suo skyline attraverso le tante attività che continuano a lungo dopo il tramonto, atrtraverso le luci che, poco alla volta, si accendono in un progressivo spettacolo spontaneo e danno lettura dei mille esercizi ancora aperti.

I lighting games delle facciate degli edifici sono ormai diventati d’obbligo e richiesti ai progettisti dai clienti e dalle amministrazioni locali, gli uni desiderosi di fare sfoggio del proprio edificio, nella logica di una competizione giocosa tra colossi urbani, le altre si avvantaggiano dello spettacolo per soddisfare la sete di intrattenimento, che pervade ogni momento della giornata a Macau e al contempo promuovono il nome e l’immagine della cittá nel mondo.
I lighting games rappresentano una forma di urban marketing i cui meccanismi promozionali sono noti già dagli anni ‘80 quando le strategie di marketing urbano si imposero quali strumenti di rigenerazione delle cittá.

Taipa, l’isola dei casinò, il corrispondente asiatico di Las Vegas, ma sul mare, è una città 24/7, continuamente attiva. Il significato che il compianto Venturi vide nella Las Vegas della fine degli anni ‘60 risiedeva nel rapporto tra urbanistica dello strip e tipologia dell’hotel casinò: lungo lo Strip da percorrersi in macchina, il rapporto tra il cartellone pubblicitario, bidimensionale e ruotato ortogonalmente all’asse dello strip, poneva l’edificio del casinò e dell’hotel in posizione arretrata rispetto alla strada, riducendolo a volume neutro e funzionale, con scarsa cubatura per massimizzare la superficie a vantaggio di un contenimento dei costi impiantistici, lasciando piena visibilità alle luci e immagini della pubblicità che il sistema di signages su strada lanciava agli avventori dello strip della cittá sorta nel deserto grazie al flusso delle vincite del gioco d’azzardo.

Già Venturi, invitato a tornare a las Vegas 30 anni dopo, racconta l’evoluzione dell’edificio dell’Hotel-casinò in un parco di intrattenimento e comunicazione visiva e descrive come questa nuova tipologia avesse completamente rimpiazzato la Las Vegas dei neutri parallelepipedi degli anni ‘60.

La sera del launch dell’hotel di Macau, lo scorso Giugno, Chairman and Chief Executive Officer of Melco Resorts&Entertainment, 4Mr Lawrence-Ho, ha annunciato il Morpheus quale nuovo benchmark internazionale per l’intrattenimento e la cultura dell’ospitalitá; sottolineando come questo edificio consacri quella inversione di tendenza, ormai da lungo tempo avviata, per la quale, il made in China è ormai diventato sinonimo di qualità e prodotto da imitare all’estero.
Macao, e il City Of Dreams, con questo edificio, sono diventate meta non solo di divertimento e accoglienza ai massimi livelli, ma anche meta di interesse architettonico nonché di conoscenza ed approfondimento dei più avanzati processi progettuali e costruttivi, di cui il grande successo della pubblicazione curata dalla ZHA, 150 pagine interamente dedicate al progetto architettonico strutturale ed impiantistico, rappresenta senz’altro un importante indicatore.
Un’app dedicata ti segue e aiuta ad orientarti e agisce in maniera interattiva con il programma della giornata all’interno del del City of Dreams e del Morpheus nella logica dell’evoluzione dall’edificio Mass-Media a quella dell’Innovation District.
 
Morpheus - ZHA

Morpheus - ZHA
 

4. I riferimenti nella scuola High-Tech


Potrebbe non essere completamente corretto affermare che, con il Morpheus, Zaha Hadid Architects abbia realizzato un’opera ascrivibile all’ambito dell’High-Tech, anche se la tecnologia costruttiva utilizzata è senz’altro compresa in quel settore di ricerca cresciuto e sviluppatosi a partire dalle grandi strutture in ferro e vetro ottocentesche.
Se possiamo parlare di High-Tech quando ci riferiamo al Morpheus, lo dobbiamo fare tenendo a mente come entrambi, sia Zaha Hadid, che in larga parte anche Patrik Schumacher, socio storico di Zaha ed oggi Principal di Zaha Hadid Architects, abbiano sempre rifiutato definizioni strette intorno alle loro ricerche e di come Zaha Hadid Architects abbiano senz’altro spaziato nella loro ampia produzione in moltissimi settori dell’architettura, facendo ricerca ed innovazione in ciascuno di essi, producendo opere difficilmente imbrigliabili in una tendenza; questo atteggiamento si può comprendere già dalla definizione di architetto Decostruttivista sempre rifiutata da Zaha. Tale definizione era stata coniata e attribuita a Zaha nel 1988, da Philip Johonson, la stessa voce che nel 1932 aveva lanciato l’International Style e che a distanza di circa 50 anni vide nel lavoro di alcuni autori la nascita di un nuovo Stile in architettura.
Philip Johonson invitó Zaha con il suo progetto del The Peak, vincitore di una competizione internazionale per un leisure club ad Hong Kong, a partecipare alla mostra da lui stesso curata presso il MOMA di New York, dedicata, per l’appunto, all’Architettura Decostruttivista.
Come spesso accade quando la ricerca porta innovazione, l’opera bypassa l’intero apparato teorico e stilistico consolidato, legato alla moda e alla conoscenza del momento e ne entra da soggetto trainante per l’intero settore finendo col non esserne piú cosí chiaramente ascrivibile.
L’high-Tech pone le sue radici nel periodo storico dell’ingegneria del ferro e vetro ottocentesca, dialoga con innovazioni ingegneristiche quali quelle di B. Fuller, K. Wachsmann, J. Prouvé, F. Otto; si riferisce al futurismo di Sant’Elia, riconosce nel gruppo Archigram il precedente più diretto, le loro idee di macro-dimensione e di effimero, il rapporto provocatorio con il preesistente, la concezione di un’architettura informativa, pubblicitaria, essa stessa mass-media (De Fusco). Queste esperienze scolpiscono dei riferimenti ancora oggi indelebili e responsabili di aver fortemente spostato la codifica di questa architettura prevalentemente al tema dell’involucro, esaltandone la luminosità e la leggerezza, la pianta libera, la presenza di grandi atri e vuoti centrali (Looyds di londra di Rogers, Hong Kong Bank di Foster e il piu recente Leeza soho di Zaha Hadid Architects, il piú alto atrio realizzato al mondo), ma anche la velocitá costruttiva e il forte accento messo sulla prefabbricazione sono elementi distintivi di questo filone dell’architettura contemporanea.
Se ZHA con questo edificio ha toccato molte istanze dell’architettura HT, lo ha fatto da una posizione di leader e di innovatore nel settore. Lo sviluppo delle tecniche di progettazione e costruzione delle architetture complesse in ferro e vetro difficilmente potranno esimersi dall’attingere dal contributo fondamentale dato da questo edificio.
 
Leeza Leeza
 

5. Il parametricismo alla base della progettazione del Morpheus


Quando Patrik Schumacher, nel 2008, conia il termine Parametricismo e ne enuncia i contenuti in un manifesto per la prima volta esposto alla biennale di Venezia: Parametricism as Style - Parametricist Manifesto Patrik Schumacher, London 2008, il testo verrá presentato e discusso al Dark Side Club, Il Morpheus era ancora lontano nella realizzaione, ma se ne gettavano le basi perché tale struttura oggi sia diventata una realtá.
Il Dark Side Club é un salone critico ideato e curato da Robert Whitein, aperto in coincidenza con la biennale di architettura. Tre eventi successivi erano stati proposti al fine di ampliare il dibattito intorno alle tematiche che Aaron Betsky aveva scelto per la Biennale. Tre curatori erano stati invitati a presentare la propria posizione per il dibattito: Patrik Schumacher, Greg Lynn, and Gregor Eichinger. La prima sessione, curata e presentata da Patrik Schumacher era, appunto, intitolata Parametricism as New Style.
Giá nel 1996, Patrik aveva fondato il Design Research Laboratory (DRL) con Brett Steele presso l’Architectural Association School di Londra, il laboratorio raccoglieva le ricerche nelle tecnice di fabbricazione a controllo numerico, e le sviluppo delle tecnologie CNC e del computational design, esteso anche al crowd design, con approfondimenti tipologici intorno alla tipologia dell’esoscheletro, come derivata dal concetto della pianta e della facciata libera.
Il parametricismo deve le sue qualità compositive e formali agli strumenti di disegno computazionale in connessione con i metodi di produzione robotizzata e aspira ad essere qualcosa di più di un movimento estetico, più di uno dei tanti ‘ismi che l’architettura ha conosciuto in passato. Patrik Schumacher aspira con e vede nel parametricismo una funzione sociale che consente all’architettura di adattarsi alle diverse e complesse dinamiche derivanti dal contesto fisico e relazionale in cui si inserisce l’opera.
Se da un lato il parametricismo si pone come nuovo ‘ismo della contemporaneità, proponendosi quale sinonimo della stessa, ha anche ambizioni di non invecchiamento, al contrario di quanto è avvenuto per tutti gli stili che lo hanno preceduto. Infatti, l’architettura parametrica non si pone in maniera aprioristica, ma generativa dello spazio. Il Moderno e il Post-Moderno a cui si deve collegare anche il Decostruzionismo, sono stili invecchiati perché mancavano di questa componente generativa. Il parametricismo é il primo vero strumento che apre alla possibilità di un superamento radicale del modello fordista, legato alla produzione di massa, di oggetti identici e prodotti in grande scala a vantaggio, invece, della specializzazione flessibile e del prodotto industriale su misura.
Grazie alle tecniche di disegno parametrico e, come vedremo più avanti, massimamente dimostrato con l’Hotel di Macao, quale punto più alto di questa ricerca, abbiamo potuto disegnare un edificio in cui ogni componente di facciata si trasforma progressivamente nel successivo, fino a deformarsi lungo la superfice dell’involucro che da bidimensionale diventa tridimensionale. Una vera e propria metamorfosi nell’ambito di una famiglia di oggetti tutti simili in quanto accomunati dalla stessa intenzione progettuale, ma tutti diversi tra loro perché modificati nei parametri che ne regolano la posizione e la forma nello spazio.
 
Morpheus - ZHA
 
 

6. Il Building Information Generation del Morpheus


Fu ben presto chiaro che per il modo in cui il progetto veniva rappresentato e direttamente generato nello spazio grazie all’uso di complessi, inter-relazionati algoritmi, la ripetizione non rappresentava un valore per l’opera, né generava significativi risparmi nella produzione, i componenti per la fabbricazione, infatti, sono direttamente estratti dal modello tridimensionale che sviluppa economie generate da parametri quali la quantità, l’accuratezza, l’esattezza geometrica, la corretta definizione delle tolleranze di fabbricazione, di quelle costruttive e di deformazione sotto i carichi temporanei e di quelli permanenti, dalla definizione dei rapporti di interfaccia tra i diversi pacchetti di facciata e con la struttura. La velocità di fabbricazione e prefabbricazione fuori opera ne hanno poi reso efficiente ed economica la costruzione. Tutte queste variabili sono state considerate ed implementate con l’attivo supporto dei consulenti della Buro Happold nei modelli generativi usati dal nostro Team di facciata di Zaha Hadid Architects.
Le tecniche di CNC, e di taglio dell’acciaio direttamente da modello tridimensionale, l’uso di multi pin machines per realizzare la curvatura dei pannelli e sofisticati sistemi di controllo della piegatura dei profili strutturali sono stati possibili grazie allo sviluppo integrato della modellazione parametrica tridimensionale dell’opera.
Il procedimento di tracciamanto parametrico nello Spazio, utilizzato durante tutte le fasi di progettazione da ZHA e da BH, prevalentemente costruito con Rhinoceros e implementato da Grasshopper, é culminato in un sistema estremamente complesso di Parametric Building Information Model e rinominato dai Facade specialist BIG: Building Information Generation, dove, oltre alle piattaforme di Rhinoceros e Grasshopper si univano anche Robot modelling per l’analisi strutturale, Revit, AutoCAD, Solidworks, Tekla ed Excel per la produzione.

La progettazione attraverso BIG ha coinvolto la modellazione di circa 1.2 milioni di componenti unici su un totale di circa 1.6 milioni trasmessi direttamente dal system design al sistema di dati gestito in officina per la fabbricazione e il pre-assemblaggio in componenti dei nodi dell’esoscheletro, dei macro-Windows della facciata vetrata triangolata della porzione centrale dell’edificio, nonché di tutti i dettagli delle connessioni tridimensionali degli elementi strutturali, delle pannellature di rivestimento in alluminio e dei vetri del curtain-wall di facciata. La trasmissione dei dati coordinati al main contractor avveniva attraverso il Building Information Model perché li potesse gestire e riprodurre nel suo sistema dati.
Dragages Macau, general contractor dell’opera, ha infatti costituito il suo team di modellatori tridimensionali che potessero ricevere i modelli prodotti da ZHA e BH, mentre a molti sub-contractors é stato chiesto di utilizzare direttamente i modelli di Zaha Hadid Architects e di Buro Happold.

La strategia digitale usata per il Morpheus non si può separare dalla complessità del design e dalla logica della fabbricazione e dalla cantierizzazione in quanto questa metodologia ha coinvolto non solo una modellazione parametrica convenzionale, ma l’ha in qualche modo, e per lo più, trascesa attraverso l’uso dell’algorithmic computational design processes usato anche per l’esplorazione interattiva delle opzioni attraverso la definizione e il controllo del geometrical setting out posto alla base di ogni azione.
 
Morpheus - ZHA

Morpheus - ZHA
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7. L’uso dell’acciaio


All’inizio della progettazione, sono stati esplorati altri materiali per la costruzione dell’esoscheletro, si valutó anche, come possibile alternativa, il cemento, benché fu presto chiaro che questa tecnologia poteva offrire pochi benefici oltre alla sua intrinseca resistenza al fuoco, tema considerato importante visto che tutta la struttura esterna era esposta agli agenti atmosferici di un clima tropoicale. Benché non sia stato facile raggiungere le tolleranze di costruzione e installazione neanche con l’uso dell’acciaio, sicuramente, una struttura in cemento, non avrebbe reso la vita più semplice, e avrebbe imposto di rinunciare ai notevoli vantaggi che, invece, l’acciaio offriva. Benché fosse dunque una scelta quasi naturale, la BH tenne un workshop, proprio all’inizio delle attività di progettazione, nel 2012, dove analizzò, sulla base del design intent proposto da ZHA ed approvato dal cliente, i pro e i cons nella scelta del materiale da costruzione al fine di non lasciare alcuna possibilità inesplorata.
Oltre alla immagine di leggerezza che volevamo ottenere per l’edificio, e per la quale l’acciaio sembrava essere la scelta più congruente, i vantaggi dell’acciaio in contrapposizione all’uso del cemento erano numerosi. Questi vanno letti confrontandosi con l’estrema complessità strutturale dell’opera e soprattutto con la sua geometria, le cui tolleranze di fabbricazione e costruttive dovevano dialogare strettamente con quelle dei rivestimenti della facciata. I diversi design packages sarebbero stati oggetto di tenders separati e l’interfaccia tra struttura, rivestimento della stessa, facciata vetrata erano un elemento la cui complessità doveva essere analizzata in dettaglio fin dall’inizio visto i numerosi attraversamenti della facciata degli elemnti strutturali uscenti dall’esoscheletro. I materiali e le tecnologie usate dovevano in maniera molto flessibile rispondere a tutte queste variabili.

In breve la scelta dell’acciaio si avvalse delle seguenti considerazioni:
  • risparmio sui pesi della struttura fuori terra;
  • maggiore snellezza dei membri che componevano l’esoscheletro;
  • maggiore semplicità costruttiva nelle aree geometricamente più complesse;
  • maggiore velocita nella costruzione;
  • possibilità di prefabbricazione e controllo in stabilimento della struttura;
  • possibilità di prefabbricazione e controllo in stabilimento dei telai a supporto della vetrata triangolata;
  • migliore coordinamento di interfaccia tra facciata vetrata ed esoscheletro;
  • miglioramento nella definizione delle tolleranze;
  • migliore prevedibilità dei movimenti della struttura nelle fasi temporanee e nei comportamenti finali;
  • maggiore adattabilità e di confronto tra opzioni in fase di progettazione
Il produttore degli elementi metallici della struttura venne meticolosamente selezionato. Tre mock-ups strutturali 1:1 vennero eseguiti. La Ship Building Company GSI e la sua affiliata, COMECO vennero scelte per fabbricare le 28,000 tonnellate di steel-work, completando con successo la produzione in 18 mesi.

La protezione dei membri al fuoco é stata effettuata con una estremamente spessa vernice epossidica di circa 10 m.
 
Morpheus - ZHA

Morpheus - ZHA

 

8. Riferimenti strutturali e geometrici dell’opera


La struttura fuori terra del Morpheus comprende un esoscheletro in acciaio completamente esterno all’involucro vetrato, posto ad un interasse dalla facciata vetrata retrostante di 90 cm.
Due cores in cemento armato collegati da tre ponti sostenuti da travi reticolari, contengono tutti i collegamenti verticali e gli ascensori panoramici, una fila di colonne interne in acciaio subito fuori dai cores interrompe la luce delle travi che vanno verso il sistema di facciata per ridurne la sezione e facilitare i passaggi impiantistici.
Le travi in acciaio a sezione composita che vanno dal core centrale all’esoscheletro esterno passano attraverso l’involucro vetrato, solai in cemento armato su lamiera metallica si fermano invece dietro la facciata vetrata.
I due cores interni reagiscono insieme con l’esoscheletro alle forze orizzontali suddivise tra azioni sismiche e azioni del vento.
L’esoscheletro lavora dunque insieme con i due cores contribuendo alla stabilità orizzontale dell’opera e alla trasmissione dei carichi verticali.
Tale soluzione di funzionamento dell’esoscheletro, definita “ibrida”, venne individuata quale ottimale dagli ingegneri strutturali della Buro Happold, in considerazione delle forti sollecitazioni orizzontali previste dal Macau building Code, dovute al passaggio di tifoni, con tempo di ritorno atteso di 200 anni e alla resistenza alle azioni sismiche.
 
Morpheus - ZHA


9. SEQUENZA COSTRUTTIVA


La sequenza costruttiva è stata un tema di progettazione sempre sul tavolo di progettazione. Come ironicamente affermato da Wolf Mangelsdorf partner della Buro Happold, incaricata delle strutture e consulenti per la facciata, il progetto era “maledettamente difficile da costruire”.
Fin dalla fase preliminare, il come organizzare il cantiere prevedendo tutte le condizioni e i comportamenti strutturali transitorie, è stata una delle componenti che hanno guidato la progettazione dell’opera e molte decisioni di dettaglio. Uno dei temi più discussi dagli ingegneri della BH fu quello di come mantenere la posizione dei nodi nello spazio nei limiti delle tolleranze attese quando questi non erano vincolati da solai.

La sequenza costruttiva finale venne cosí deficita nei seguenti punti chiave:
  •  Costruzione dei cores in cemento soggetta alla condizione che non crescano oltre gli 11 piani al di sopra dell’ultimo solaio completato;
  • Montaggio dei telai delle colonne in acciaio intorno ai cores contemporaneamente alla struttura dell’esoscheletro nella parte piana della facciata, soggetto alla condizione che questa non ecceda per più di 4 piani l’altezza di completamento della struttura dell’esoscheletro nella free-form area;
  • Completamento dei solai, circa 4 livelli al di sotto dei telai delle colonne in acciaio;
  • Montaggio del curtain wall dell’area piana e dell’alluminium cladding dell’esoscheletro, circa 10 piani al di sotto dell’ultimo solaio completato;
  • Costruzione dell’esoscheletro nella free form area e, in parallelo, delle strutture temporanee di sostegno;
  • Milestones: realizzazione dei ponti al livello 21, 30 e 38 e delle travi reticolari che connettono i due cores; non appena il ponte viene completato, l’esoscheletro al di sotto viene spuntellato e si procede alla rimozione delle strutture temporanee;
  • Quando non ostruita dalle strutture temporanee, si procede alla posa dei macrowindows del glazing della porzione free form;
  • A seguito del completamento e dello spuntellamento della trave reticolare alta 7 piani del coronamento dell’edificio al di sopra del livello 38, le strutture temporanee possono essere rimosse procedendo dall’alto verso il basso e i ponti possono essere usati per l’ accesso e l’installazione delle rimanenti porzioni della glazing facade della free form area e dell’alluminium cladding dell’esoscheletro.
Morpheus - ZHA
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10. La direzione tecnica della facciata


Quando lo Studio mi chiese di lavorare come Facade Director al Morpheus il progetto usciva dalla fase di concept, entrava nel vivo della progettazione preliminare (Schematic Design) e doveva essere condotto fino alla fase di Construction Documentation e di Direzione Artistica durante la costruzione.
Lo studio doveva anche avviare il coordinamento della progettazione che avrebbe consolidato la documentazione di gara, lanciata al termine della progettazione definitiva integrata. La proposta tecnica dell’impresa selezionata sarebbe poi passata, dopo l’aggiudicazione, attraverso un’importante fase di Design Assist Phase, durnate la quale il design package selezionato, arricchito di ulteriori approfondimenti di dettaglio e geometrici da parte di ZHA e degli ingegneri di BH, unitamente alle proposte migliorative dell’impresa, sarebbe stato vagliato, esaminato e perfezionato nel rispetto dei requisiti del design e dei vincoli costruttivi. La DAP fu una fase estremamente creativa e fondamentale per il successo dell’operazione.
Tali importanti perfezionamenti vennero svolti nell’ambito di un workshop della durata di sei settimane, conclusosi con una presentazione congiunta di ZHA e dei facade contractors nel giugno del 2014 ad Hong Kong. Ottenuta l’approvazione del cliente all’ingegnerizzazione e al value engineering proposti, il nostro incarico é proceduto con la revisione della progettazione esecutiva e degli shop drawings. Durante la costruzione abbiamo poi continuato le nostre attivitá garantendo una presenza on site per la supervisione estetica, l’approvazione delle campionature 1:1 e dei tanti benchmark realizzati dei diversi sistemi di facciata, garantendo cosí che l’edificio venisse costruito secondo il nostro originale design intent.

Morpheus - ZHA


11. Le prime scelte strategiche


L’indirizzo proposto dal concept, accolto con entusiasmo dal committente, lasciava aperte molte scelte strategiche, che andavano ora distinte ed esaminate affinché la progettazione potesse coordinarsi tra le diverse discipline.

La prima decisione fondamentale fu quella di confermare l’uso strutturale dell’esoscheletro, contro ogni tentazione di semplificarne il comportamento statico e contro il rischio di ridurlo ad un traliccio portato o a un mero rivestimento di facciata. Il cliente richiedeva un apianta libera e gli piaceva l’idea di usare la struttura dell’edificio quale elemento iconico dell’opera.
Il concept descriveva una griglia molto densa che si deformava tridimensionalmente ed avvolgeva l’edificio in ogni sua parte, come una rete elastica su una forma volumetrica libera, distintivo dell’unicitá della proposta architettonica.
Gli sbandamenti dei nodi sulla superfice ideale del volume di facciata, descritti nel piano e sulla superficie tridimensionale, seguivano due oscillazioni, piegando le colonne verticali in un andamento a zig-zag che andava riducendo l’eccentricità verso l’alto dell’edificio e la massimizzava al piede. Secondo una logica opposta all’andamento dei carichi.

Le diagonali tracciate tra i nodi contrapposti avevano il compito di ribilanciare lo sbandamento e caratterizzare al contempo formalmente il pattern, reso opriginale dall’a mancanza dei collegamenti orizzontali. I nodi erano dunque distintamente a 6 o 4 uscite e coinvolgevano una grande porzione di facciata sottraendo vetratura necessaria alle stanze. Si lavoró dunque a riallineare tutti i nodi a 6 uscite ai solai cosí che potessero collegare le travi interne orizzontalmente fino ai cores in cemento e spostassero il loro ingombro massimo sulla facciata nelle zone cieche dei marcapiani, liberando conseguentemente i vetri delle camere e incorniciandone, invece, la vista attraverso suggestivi diaframmi strutturali.


Morpheus - ZHA

Deciso che lo scheletro dovesse mantenere la sua connotazione strutturale e dialogare direttamente con i cores in cemento interni attraverso le travi dei solai, la seconda decisione da prendere fu quella di definire il posizionamento dei membri della struttura rispetto al piano di facciata.
Questa decisione aveva a che fare con la richiesta della pianta libera e aveva impatti sulla definizione della weather line dell'edificio, la linea d’acqua che a seconda della posizione della struttura, tutta interna, a metà della facciata vetrata o tutta esterna, avrebbe avuto implicazioni e complessità differenti. La weather line dell’edificio, coincidente con l’involucro vetrato doveva essere risparmiato da complesse intersezioni con l’esoscheletro che ne avrebbero messo a rischio la tenuta e lo scorrimento libero dell’acqua.

Come per ogni decisione strategica e di dettaglio si lavorò per opzioni messe a confronto, rispetto alle quali veniva fatta un'analisi di pro and cons analizzando ogni tema rispetto alle conseguenze sul design, alle implicazioni strutturali, alle complessità ingegneristiche della facciata e alle esigenze del brief. Tali azioni venivano prima discusse con il team di progettazione in lunghe sessioni facciate-struttura-architettura e presentate al cliente per concludere con la migliore decisione condivisa.
Si concluse che il contatto dell’esoscheletro con la facciata vetrata dovesse essere evitato per tutta la lunghezza del membro strutturale, inoltre, nelle zone a doppia curvatura dove i profili strutturali vanno da una condizione piana a posizioni libere nello spazio a cingere i corpi delle sezione tondeggianti dei ponti, eventuali co-planaritá o protrusioni avrebbero finito col creare fenomeni di ristagno dell’acqua.

Si optò pertanto per un esoscheletro completamente espulso, al di fuori della line di facciata ad un interasse di 900 mm dal piano del vetro, a garantire una distanza minima tra il rivestimento dell’esoscheletro al vetro, di 300 mm. In questo modo si poteva garantire che in tutte le condizioni tipiche di facciata piana il curtain wall vetrato lavorasse nella sua condizione tipica, supportato dai solai, senza risentire dei vincoli geometrici e dei movimenti dell’esoscheletro. Quest’ultinmo descriveva una sorta di ricamo tridimensionale svincolato ed esterno, visibile dalle stanze, ad incorniciarne la vista e lasciava la superficie in pianta e in facciata completamente columns-free.

 
Morpheus - ZHA
 

Ulteriori regole geometriche e di design per il coordinamento tra il facade team di ZHA e gli ingegneri di Buro Happold vennero identificate in questa fase e furono dirimenti per l’ottimizzazione dei comportamenti strutturali nel rispetto dell’ambizione del design e guidarono il set up di tutti i dettagli della facciata:
  1. Tutti i nodi a 6 uscite dell’esoscheletro dovevano risultare orizzontalmente allineati ai solai e alle travi di bordo che corrono dietro la facciata vetrata;
  2. Tutti gli “stubs” di collegamento tra esoscheletro e solai dovevano essere orizzontali;
  3. Tutti gli stubs a sostegno della facciata vetrata dell’area centrale, free form area, dovevano trovarsi in posizione ortogonale alla “reference surface” del vetro;
  4.  Tutti i membri dell’esoscheletro dovevano essere piani e a singola curvatura, gli assi dovevano essere ottenuti dall’intersezione di piani passanti per i centri dei nodi con una superfice unica di riferimento;
  5. Il cladding doveva rastremarsi con la struttura per accentuare l’alleggerimento visivo progredendo verso l’alto;
  6. Il cladding in alluminio si sarebbe arricchito di un dettaglio d’angolo, il chamfer, che avrebbe contribuito a creare delle linee d’ombra più snelle lungo la struttura

12. Il Value engineering


Oltre ai vincoli d’impianto, di brief e alle regole condivise con il design team, il progetto era fortemente vincolato dal budget e dai tempi di costruzione, entrambi dovevano allinearsi ai limiti posti dal cliente che doveva ultimare l’opera nei tempi e nei costi previsti. L’ambizione del progetto non ha mai rappresentato un limite alle aspettative di successo dell’operazione da parte del cliente.
Alla fine della fase di Schematic Design, la struttura dell’edificio nella porzione centrale e lungo la facciata piana risultò peró eccessivamente sollecitata con un aumento dei pesi propri delle componenti strutturali in acciaio.
L’input che ricevemmo dal cliente fu estremamente creativo: “Think out-of-the-box!”: il dictat era mantenere l’iconicità dell’opera e riallinearne i parametri di costo al budget prima di procedere con la progettazione definitiva, avviando una fase creativa di Value Engineering.
 
Morpheus - ZHA

Morpheus - ZHA
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Il fatto di rivestire l’esoscheletro in alluminio in aggiunta alla superfice vetrata dell’l’involucro, portava ad un raddoppio della superfice di rivestimento. Infatti i dati di sviluppo del cladding di rivestimento in alluminio erano confrontabili a quelli del vetro. Tale costo aggiuntivo, pagava la scelta di usare la struttura come elemento iconico dell’edificio, ma sorse la necessità di razionalizzarne la superfice al fine di ridurre le aree a doppia curvatura responsabili dei maggiori costi.

Le proposte migliorative che il facade team di Zaha Hadid Architect propose e che vennero studiate con gli strutturisti e i facciatisti di BuroHappold,e successivamente approvate dal cliente, nel rispetto del design intent e nell’obiettivo di rientrare nel budget dato dal cliente, furono le seguenti:
  • Allineamento di 4 nodi della porzione inferiore dell’esoscheletro, coincidente con lo skylight della hall, ai pilastri interni della hall, per fornire 4 punti di supporto, da cui gli strutturisti decisero, poi, di far partire un branching ulteriore, raggiungendo 4 nodi per colonna; tali strutture sono nascoste dietro il faceted wall dell’atro;
  • Inserimento di membri diagonali interni lungo la linea di demarcazione della belly con la zona di transizione verso l’area faceted: le shelves; tali puntoni sarebbero stati integrati internamente in una mesh triangolare, collegata al rivestimento dell’atrio a cui allineare il rivestimento a chiusura dei corridoi ad U intorno ai cores ed avrebbero offerto ogni 2 piani un punto a cui vincolare la gabbia dell’esoscheletro della porzione centrale, sostenendola lungo il perimetro;
  • Lo scaricamento dell’esoscheletro dal peso dei 2 ponti; si propose di collegare i cores con delle alte travi reticolari con luce di circa 50 metri a supporto dei solai dei ponti ai livelli 19 e 27, scaricando cosí l’esoscheletro che in queste zone avrebbe invece trovato nei solai un piano di appoggio e controventamento con un miglioramento complessivo della performance strutturale e con conseguente risparmio sui pesi della struttura;
  • Riduzione dell’eccentricità delle colonne dell’esoscheletro in facciata, originariamente caratterizzate dal tipico pattern a zig-zag che raggiungeva il colmo dell’edieficio, venne corretto in un pattern con colonne verticali, rastremate dal piano 9 in su, coincidente con il primo piano di stanze standard, lungo la porzione piana della facciata;
  • Tutti i vetri dovevano essere piani.

Morpheus - ZHA

Al netto degli elementi strutturali aggiunti (travi reticolari, propping columns lungo il perimetro della porzione centrale, estensione delle quattro colonne dell’atrio), si ottenne una diminuzione del peso dell’ordine del 40%.

Dalla razionalizzazione delle superfici a doppia curvatura in superfici di rivestimento piane o a singola curvatura si ottennero ulteriori risparmi riflessi anche nella maggiore facilità di fabbricazione dei componenti.

13. Gli External Wall Systems


La progettazione della facciata doveva tenere conto del fatto che i suoi diversi pacchetti sarebbero andati in gara separatamente. Pertanto l’edificio venne suddiviso dapprima in 3 macro-aree:
  1. piana e a singola curvatura;
  2. faceted, di transizione ai margini dell’area centrale;
  3. free-form e triangolata nel centro.
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Ciascuna di queste tre aree comprendeva poi le due macro categorie dei pannelli di rivestimento: in alluminio, applicati a rivestire i membri strutturali dell’esoscheletro e la facciata vetrata, retrostante, a costituire l’involucro a tenuta.

Il sistema di facciata all’interno delle tre macro aree individuate vedeva la compresenza di 30 diversi Facade System Design, generando una complessa mappa di External Wall Systems distinti per tipologia strutturale e per ulteriori sub-categorie geometriche. Ancora una volta l’estrazione di tutti questi dati é stata gestita nei principi geometrici e controllata direttamente in grasshopper dal facade team di ZHA in coordinamento con gli ingegneri strutturali della Buro Happold, garantendo il perfetto allineamento geometrico tra le parti rispetto alle tolleranze costruttive, strutturali e di movimento reciproco dei macro-componenti, la congruenza dei dettagli di transizione tra i diversi EWS e l’estrazione dei dati metrici, quantitativi e geometrici di riferimento per il calcolo accurato delle sollecitazioni, dei bills of quantity e successivamente per regolarne la produzione.

Gli unici punti di contatto tra i due sistemi di facciata avvengono in corrispondenza delle penetrazioni strutturali delle travi che dai due cores raggiungono l’esoscheletro disposto 90 cm fuori dal piano della facciata e di quelli che nell’area centrale supportano la vetrata stessa. Per il resto i sistemi di rivestimento dell’esoscheletro e della vetrata sono indipendenti.
 
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14. Le superfici di riferimento dell’esoscheletro e delll’involucro vetrato


La forma dell’edificio é controllata dalla superfice esterna del rivestimento  dell’esoscheletro. Muovendosi da questa superfice verso l’interno attraverso i layers che compongono la facciata, si incontrano livelli di approssimazione crescenti rispetto alla forma teorica di partenza.
L’alluminium Clading reefrence surface é dunque la prima e piu esterna superficie di riferimento rispetto alla quale, attraverso un suo offset, si é definita la seconda superficie di riferimento, quella che attraversa tutti i punti medi dei nodi strutturali nello spazio e che contiene tutti gli assi dei membri strutturali.
La terza superficie di riferimento, costruita ancora come offset della prima, é quella che individua l’involucro vetrato.
I livelli di discretizzazione, razionalizzazione e di interfaccia tra le tre superfici hanno richiesto i principali sforzi progettuali che si sono trasformati nel geometrical setting out che ha governato la posizione dell’esoscheletro, la descrizione del suo rivestimento, la definizione dei telai della superfice triangolata dell’area centrale e l’allineamento dei pannelli di vetro.
La glazing reference surface, l’exoskeleton reference surfacee o topological mesh, e il cladding reference surface divennero il vocabolario ricorrente nel team di progettazione e lo strumento principale di dialogo con i consulenti per la distribuzione nello spazio dei nodi e degli assi dei membri strutturali, nonché delle loro relazioni nello spazio.
Definite dunque le tre superfici di riferimento delle tre componenti principali della facciata e dell’esoscheletro si cominciarono a definire i rapporti reciproci tra le tre posizioni corrispondenti nello spazio.
Il primo più importante criterio geometrico da rispettare prevedeva che l’esoscheletro e la vetrata avessero un rapporto di parallelismo teorico. Questa condizione garantiva una distanza minima tra la faccia interna dell’alluminio, che rivestiva i profili strutturali diagonali e subverticali, e il pannello di vetro arretrato, questo garantiva che le operazioni di pulizia e sostituzione dei pannelli potessero avvenire agevolmente.
Naturalmente, entrando nelle zone a singola e doppia curvatura, il sistema geometrico si complicava notevolmente e il corretto inquadramento e descrizione geometrica dei componenti nello spazio é stata una fase di lavoro estremamente onerosa che, ha gettato le basi della corretta progettazione parametrica di tutta la componentistica di facciata.

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15. Il rivestimento dell’esoscheletro


Come anticipato nella sessione relativa alla struttura e alla geometria dell’esoscheletro, tutti i membri strutturali che compongono l’esoscheletro sono a singola curvatura, dunque piani, i nodi che compongono l’esoscheletro e che raccolgono i membri in nodi a 6 o 4 uscite sono pure piani, anche nelle aree centrali dell’edificio, qui il loro spessore é stato dimensionato a ricevere tutti i 4 o 6 membri strutturali ciascuno governato da una coppia di assi cartesiani, garantendo la sezione minima del nodo.
Le pareti laterali dei rivestimenti in alluminio degli elementi strutturali sono state costruite a partire dal piano medio che contiene l’asse del profilo, ricavato come mean-plane dei due vettori ortogonali tracciati nei nodi.

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L’offset di questo piano ha generato i rivestimenti laterali dei profili da realizzarsi con pannelli perfettamente piani, attraverso raccordi cilindrici tutte le facce interne sono state collegate nel rispetto del design-pattern e con superfici a singola curvatura.
Le facce esterne dell’alluminium cladding, benché siano passate attraverso processi di razionalizzazione a ridurre l’eccesso di doppia curvatura, sono quelle che maggiormente rispecchiano la forma originale usata come riferimento.
Mano a mano che l’esoscheletro sale nello spazio, i profili strutturali si rastremano, questa riduzione nella sezione strutturale, che avviene senza eccentricità rispetto al membro strutturale successivo, si riflette in una rastremazione del rivestimento che va così da una sezione tipica di 800X800 al piede a quella di 450X450 in sommità, contribuendo ad un effetto visivo di maggiore snellezza della struttura mano a mano che si procedeva verso l’alto;
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16. La superficie vetrata e La vetrata triangolare


L’involucro vetrato del Morpheus si colloca dietro i componenti strutturali dell’esoscheletro, in posizione arretrata, ad un interasse di 900 cm e consta di 43,388 mq di pannelli ad alta performance forniti da Shenbo e trattati dalla Saint-Gobain.
Tra le aree geometricamente più complesse da un punto di vista del controllo geometrico e quindi strutturale e tecnologico, merita sicuramente una maggiore attenzione la facciata triangolata in acciaio e vetro che avvolge i due ponti che collegano le sub-torri dell’Hotel.
Tale porzione di edificio é stata oggetto di una progettazione condotta in parallelo tra esoscheletro e vetrata, in quanto ad ogni razionalizzazione o controllo geometrico del primo doveva seguire un effetto sul secondo e viceversa, pena il rischio di clashing dei due sistemi.

La mesh triangolata fu divisa in un pari numero di macrowindows indipendenti corrispondente alle macro maglie dell’esoscheletro.
Ciascun macro-componente, triangolare o quadrangolare, diversamente orientato nello spazio era poi appeso agli stubs dell’esoscheletro dai suoi quattro o tre vertici con condizioni di vincolo a cerniera nel supporto posto più a monte nello spazio.

La superfice triangolata della free form area é stata disegnata per approssimare al meglio la superfice continua di riferimento. La maglia é stata suddivisa in 242 Macro-windows ognuna costruita da pannelli di vetro triangolari piani installati on site sul telaio in acciaio interamente prefabbricato e pre-assemblato in officina. La macro-window più grande pesa circa 20 tonnellate.
Le macrowindows sono affiancate con un raddoppiamento del telaio e separate da un giunto di movimento, sono supportate dai vertici dall’esoscheletro attraverso gli stubs e da ulteriori connessioni intermedie verso l’esoscheletro nel caso delle luci più importanti.

Il controllo geometrico del macrowindow é stato finalizzato nella fase di design assist fase, dopo l‘aggiudicazione della gara, quando gli originali profili scatolari vennero sostituiti da profili piani a vantaggio di un generale alleggerimento della struttura, venne in questa fase introdotto il caratteristico profilo curvo in testa al profilo ad I per rispondere alle variazioni di orientamento dei pannelli rispetto alle bisettrici, i profili vennero suddivisi a loro volta in facce triangolari per compensare la deviazione nei nodi a configurare sia nei casi dei nodi a 4 membri sia nei nodi a 6 membri il perfetto parallelismo dell’asse del nodo rispetto allo spigolo di ogni macrowindow.

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17. Inversione dei sistemi di supporto della facciata vetrata


Nella facciata piana e a singola curvatura, cosí come per la zona di transizione o faceted, la facciata vetrata è direttamente supportata dai solai. Nella free-form area il rapporto si inverte e la facciata vetrata triangolata é sorretta invece dall’esoscheletro, attraverso gli stabs, i caratteristici puntoni fuoriuscenti dall’esoscheletro a raggiungere il guscio vetrato dei macrowindows.
Particolare cura è stata posta nella definizione dei dettagli di interfaccia e di transizione tra le due diverse aree affinché il rapporto tra i diversi contractors fosse pienamente controllabile e le tolleranze geometriche e di movimento molto diverse delle due zone ricadessero nei parametri di accettabilità costruttiva ed estetica.

Morpheus - ZHA

18. Conclusioni


Ho cominciato la mia carriera presso la Zaha Hadid Archiects nel 2002, con il progetto del MAXXI. Nell’ambito delle fasi di progettazione, che mi hanno visto coinvolto dal definitivo integrato per gara di appalto, fino alla direzione artistica dell’opera. Nel periodo che va dal 2002 al 2009, data di ultimazione del museo, sono stato responsabile tra le altre categorie d’opera, del sistema delle scale metalliche interne del museo e dell’involucro in cemento armato faccia vista.

Credo ci sia un filo conduttore tra il MAXXI e il Morpheus. Nei primi progetti dello studio risuona ancora l’eco suprematista legato all’avanguardia figurativa del primo ‘900 usata da Zaha come strumento di rappresentazione architettonica. Le visioni della città e dello spazio costruito sono profondamente legate alla forma astratta di rappresentazione che consente una visione contemporanea del progetto sotto diverse angolazioni e materialità: le linee dell’architettura di Zaha erano profondamente legate al modo in cui aveva scelto di rappresentare la sua architettura. Il MAXXI era pensato come un campo di forze dove i parametri di controllo della forma architettonica e della struttura, erano la direzione e intensità dei tanti vettori che orientano le gallerie nello spazio e danno direzione al sistema distributivo delle scale interne.

  MAXXI - ZHA
MAXXI - ZHA

Con il computational design i parametri che si possono controllare in parallelo per la generazione della forma architettonica sono praticamente infiniti e l’organismo architettonico diventa un sistema generativo ed adattabile al contesto.

Si assiste, nello Studio, dal MAXXI in poi, ad una lenta svolta nell’architettura di ZHA, non mi riferisco qui all’evoluzione da forme più spigolose e dinamiche a superfici morbide e fluide, ma al passaggio da un’architettura mono-materica, che si esprimeva con l’uso dominante del cemento armato per lo più faccia-vista, controllata da pochi parametri, per lo piú vettoriali, all’uso di algoritmi secondo una metodologia parametrica applicata a tecnologie leggere dell’acciaio e a rivestimenti in vetro ed alluminio. L’uso del parametricismo ha incoraggiato l’uso di tecnologie più flessibili ed immediatamente rispondenti nell’ambito della produzione controllata in officina e della prefabbricazione, avvicinando la ricerca di Zaha Hadid Architects a quella del settore High-Tech, proponendosi quali nuovi soggetti trainanti del settore.
HK Tower - ZHA

Né Zaha, né Patrik si erano lasciati mai sedurre dall’ High-Tech, che dalla scuola ottocentesca in poi confina l’architettura nel campo del formalismo e che non pone fiducia nell’autonomia della progettazione architettonica di trainare lo sviluppo del settore, rifugiandosi nella pura tecnica, sostenuta, invece, esclusivamente dall’innovazione tecnologica.
Inoltre, l’ambiente in Inghilterra, dove Zaha e Patrik lavoravano insieme, e dove tutt’ora la ZHA ha la sua sede principale, é diviso tra l’establishment rappresentato dal Principe Carlo, conservatore e vernacolare e l’High-Tech, che esclude formalismi e linguaggi architettonici che non siano la diretta espressione della tecnologia costruttiva, formalmente ancorata all’estetica ottocentesca.
Attraverso il Parametricismo, lo studio si è appropriato del controllo creativo dei processi produttivi e di costruzione dell’opera. Attraverso il disegno architettonico avanzato, ha aperto all’uso delle tecnologie in acciaio, del curtain wall, e si spinge, cosí facendo, nuovamente a monte della catena progettuale e produttiva.
In antitesi alla standardizzazione del fast track project, degenerazione efficientista dell’architettura High-Tech, la continua variazione introduce quella che, parafrasando il Manifesto si Schumacher, si deve definire come variazione adattiva e continua, differenziazione che riguarda tutti i settori dall’urbanistica al dettaglio strutturale, dal design di interni al mondo della produzione industriale. Zaha amava dire che esistono altri trecentocinquantanove gradi, perché limitarsi ad uno solo!

Nel Morpheus, la geometria assume un ruolo generativo. Il progetto è caratterizzato da un ordine interno, il sistema gestisce la complessitá, il BIM diventa parametrico, non si investe piú nella produzione di oggetti tutti uguali, ma, con uguale efficienza, nella personalizzazione dei componenti indirizzati a diverse condizioni spaziali.
Nel Morpheus l’edificio è scandito dalla maglia tridimensionale della struttura metallica, privata degli elementi orizzontali, che vengono arretrati all’interno dei solai con l’uso di controventi nel piano degli stessi, le colonne verticali si piegano rispetto alla zenitale generando il tipico pattern “diamond shape” e la facciata si adegua mollemente alla superfice a doppia curvatura, governata da algoritmi che coniugano le istanze del design a quelle tecnologiche e al processo di pre-fabbricazione e costruttivo dell’opera.
Zaha e Patrik in momenti diversi della loro carriera e in una staffetta senza sosta disegnano i propri strumenti di lavoro, la propria attrezzatura e tecnica disciplinare.
Questo fa Zaha quando riscopre le avanguardie storiche e disegna, già dalla sua tesi di laurea, utilizzando tecniche di rappresentazione astratte e per campi di forza.
ZH Architects

MAXXI - ZHA


Questo fa Patrik Schumacher quando conia il parametricismo e fonda CODE: struttura di ricerca interna a Zaha Hadid Architects, che attraverso un uso libero ed aperto della tecnologia dei software, apre all’uso di materiali leggeri come l’acciaio, le resine, i cementi fibro-rinforzati, il vetro, i materiali plastici, le leghe, che entrano nel linguaggio dei progetti di ZHA rispondendo agli input della ricerca parametrica.
Morpheus - ZHA

CREDITS


Bibliografia


MAXXI Zaha Hadid Architects, Skira, Rizzoli – 2010
MORPHEUS Zaha Hadid Architects - 2018
MORPHEUS, City of Dream

IMMAGINI

Ivan Dupont, Virgil Simon Bertrand, MIR, Zaha Hadid Architects


Si ringrazia lo studio Zaha Hadid Architects per il materiale fornito - Riproduzione riservata

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