Il portale delle costruzioni in acciaio in Italia

La normativa italiana in materia di sostenibilità ambientale

Criteri Ambientali Minimi per la costruzione e la manutenzione degli edifici (progettazione e lavori)


INQUADRAMENTO GENERALE

In questi ultimi anni la sostenibilità ambientale per il settore delle costruzioni sta assumendo sempre maggiore importanza, anche grazie alle spinte ricevute in ambito europeo. Nell'ambito delle politiche a sostegno dello sviluppo sostenibile, gli acquisti di beni e servizi da parte della Pubblica Amministrazione sono stati individuati dalla Commissione Europea tra i possibili settori di intervento, in quanto i rilevanti importi di spesa annualmente coinvolti potrebbero contribuire ad orientare il mercato verso produzioni e consumi sostenibili dal punto di vista sociale, economico ed ambientale. Accogliendo tali indicazioni, il Ministero dell'Ambiente si è quindi dotato a livello nazionale del "Piano di azione per la sostenibilità ambientale dei consumi della Pubblica amministrazione", al fine di sviluppare ed implementare gli "acquisti verdi pubblici" (Green Public Procurement - GPP), vale a dire l'acquisto di beni e servizi da parte della PA in linea con i principi dello sviluppo sostenibile.

APPLICAZIONE DEI CRITERI AMBIENTALI MINIMI (CAM) NEGLI APPALTI PUBBLICI

Il D.Lgs.18 aprile 2016, n. 50, ovvero il “Nuovo Codice Appalti”, all'art.34 (Criteri di sostenibilità energetica e ambientale), mette in evidenza come “le stazioni appaltanti contribuiscono al conseguimento degli obiettivi ambientali [...] attraverso l'inserimento, nella documentazione progettuale e di gara, almeno delle specifiche tecniche e delle clausole contrattuali contenute nei criteri ambientali minimi”, già definiti nel Decreto 24 dicembre 2015 del Ministro dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare. Questi sono “tenuti in considerazione anche ai fini della stesura dei documenti di gara per l'applicazione del criterio dell'offerta economicamente più vantaggiosa” e vengono applicati anche per l'”affidamento di servizi di progettazione e lavori per la nuova costruzione, ristrutturazione e manutenzione di edifici e per la gestione dei cantieri della Pubblica Amministrazione”.

I Criteri Ambientali Minimi (CAM) sono i requisiti ambientali definiti per le varie fasi del processo di acquisto, volti a individuare la soluzione progettuale, il prodotto o il servizio migliore sotto il profilo ambientale lungo il ciclo di vita, tenuto conto della disponibilità di mercato.

Il Decreto 24 dicembre 2015 introduce importanti novità per quanto riguarda le specifiche tecniche dei componenti edilizi dal punto di vista della riciclabilità dei materiali costituenti.

In Gazzetta Ufficiale del 07/06/2016 sono stati pubblicati il Decreto 24 maggio 2016 e il D.M. 11 gennaio 2017 del Ministero dell'Ambiente, emanati in attuazione del Piano nazionale d’azione per i GPP (green Public Procurement), secondo le recenti modifiche apportate dalla Legge “Green economy” e dal nuovo Codice Appalti, e sono finalizzati a supportare l’utilizzo di prodotti riciclati negli appalti pubblici.

In particolare, è di specifico interesse per le costruzioni il Decreto 24 maggio 2016 “Determinazione dei punteggi premianti per l’affidamento di servizi di progettazione e lavori per la nuova costruzione, ristrutturazione e manutenzione degli edifici e per la gestione dei cantieri della pubblica amministrazione, e dei punteggi premianti per le forniture di articoli di arredo urbano”. Nello specifico, per i CAM dei servizi di costruzione, ristrutturazione e manutenzione degli edifici, il Decreto chiarisce che “ai progetti che prevedono l’utilizzo di materiali o manufatti costituiti da un contenuto minimo di materiale post consumo, derivante dal recupero degli scarti e dei materiali rivenienti dal disassemblaggio dei prodotti complessi, maggiore rispetto a quanto indicato nelle corrispondenti specifiche tecniche, è assegnato un punteggio pari almeno al 5% del punteggio tecnico”.

Il successivo D.M. 11 gennaio 2017 del Ministero dell'Ambiente, insieme ai relativi allegati, disciplina l'adozione dei criteri ambientali minimi per gli arredi interni, per i prodotti tessili e per l'”Affidamento di servizi di progettazione e lavori per la nuova costruzione, ristrutturazione e manutenzione di edifici pubblici”.
Quest'ultimo caso, trattato nell'allegato 2 del decreto ministeriale, vedrà le stazioni appaltanti obbligate a inserire nei documenti di gara tutte le specifiche tecniche e le clausole contrattuali contemplate in tale allegato per il 100% dell'importo a base d'asta.

In caso di affidamento del servizio di progettazione, inoltre, i criteri ambientali minimi dovranno essere contenuti all'interno del disciplinare tecnico redatto dalla stazione appaltante, in modo da caratterizzare le varie fasi di progettazione sin dall'inizio.

Va anche osservato che i criteri ambientali minimi presenti all'interno dell'allegato 2 sull'edilizia hanno “caratteristiche e prestazioni ambientali superiori a quelle previste dalle leggi nazionali e regionali vigenti, da norme e standard tecnici obbligatori”.
La loro crescente importanza è evidenziata anche dal fatto che, in un appalto pubblico, l'offerta economicamente più vantaggiosa può essere applicata ma, a differenza che in passato, i costi vanno rapportati all'intero ciclo di vita dell'opera da realizzare, entrando in gioco, ad esempio, l'estrazione delle materie prime, le energie spese in fase di produzione e gli eventuali smaltimenti dei prodotti.
Stazione Torino Pta Susa
Stazione AV di Torino Porta Susa - Silvio D'Ascia Architetto

Il 6 novembre 2017 è stato pubblicato in Gazzetta Ufficiale il Decreto 11 ottobre 2017 “Criteri ambientali minimi per l’affidamento di servizi di progettazione e lavori per la nuova costruzione, ristrutturazione e manutenzione di edifici pubblici”.
Nei casi di affidamento del servizio di progettazione i CAM dovranno costituire parte integrante del disciplinare tecnico elaborato dalla stazione appaltante in modo da indirizzare la successiva progettazione: nei bandi di gara pubblicati, infatti, dovranno essere inserite almeno le specifiche tecniche e le clausole contrattuali. I CAM non sostituiscono i criteri normalmente presenti in un capitolato tecnico, ma si vanno ad integrare ad essi, in quanto afferiscono ai requisiti ambientali che l’opera deve possedere. “In particolare - spiega il provvedimento - tali indicazioni consistono in suggerimenti finalizzati alla razionalizzazione degli acquisti per tale categoria merceologica, ed eventualmente anche in relazione all'espletamento della relativa gara d'appalto, all'esecuzione del contratto e/o alla gestione del prodotto o servizio oggetto dello stesso”.

Nella sezione riguardante le specifiche tecniche dell’edificio ed in particolare la prestazione energetica (cap.2.3.2.), il decreto introduce anche, in parallelo alla Capacità Termica Areica (40 kJ/mq K, parametro strettamente legato alla massa dell'edificio), un nuovo criterio basato sulla Temperatura Operante Estiva. Quest'ultimo parametro definisce in senso prestazionale le caratteristiche del pacchetto costruttivo senza dover obbligatoriamente puntare su componenti massivi.

Per quanto riguarda i criteri specifici per i componenti edilizi, facendo particolare riferimento ai prodotti in acciaio ad uso strutturale, al cap. 2.4.2.5 “Ghisa, ferro, acciaio” vengono fornite le seguenti disposizioni:
Per gli usi strutturali deve essere utilizzato acciaio prodotto con un contenuto minimo di materiale riciclato come di seguito specificato in base al tipo di processo industriale:
- acciaio da forno elettrico: contenuto minimo di materiale riciclato pari al 70%.
- acciaio da ciclo integrale: contenuto minimo di materiale riciclato pari al 10%.
Verifica: il progettista deve specificare le informazioni sul profilo ambientale dei prodotti scelti e deve prescrivere che in fase di approvvigionamento l’appaltatore dovrà accertarsi della rispondenza al criterio. La percentuale di materia riciclata deve essere dimostrata tramite una delle seguenti opzioni:
- una dichiarazione ambientale di Prodotto di Tipo III (EPD), conforme alla norma UNI EN 15804 e alla norma ISO 14025, come EPDItaly© o equivalenti;
- una certificazione di prodotto rilasciata da un organismo di valutazione della conformità che attesti il contenuto di riciclato attraverso l’esplicitazione del bilancio di massa, come ReMade in Italy® o equivalenti;
- una certificazione di prodotto rilasciata da un organismo di valutazione della conformità che attesti il contenuto di riciclato attraverso l’esplicitazione del bilancio di massa che consiste nella verifica di una dichiarazione ambientale autodichiarata, conforme alla norma ISO 14021.

Qualora l’azienda produttrice non fosse in possesso delle certificazioni richiamate ai punti precedenti, è ammesso presentare un rapporto di ispezione rilasciato da un organismo di ispezione, in conformità alla ISO/IEC 17020:2012, che attesti il contenuto di materia recuperata o riciclata nel prodotto. In questo caso è necessario procedere ad un’attività ispettiva durante l’esecuzione delle opere. Tale documentazione dovrà essere presentata alla stazione appaltante in fase di esecuzione dei lavori, nelle modalità indicate nel relativo capitolato
.”
Dopo una serie di segnalazioni sulla non corretta applicazione da parte delle stazioni appaltanti, il Ministero dell'Ambiente interviene per fornire una serie di chiarimenti sui criteri ambientali minimi (CAM) da seguire nell'affidamento di servizi di progettazione e lavori per la nuova costruzione, la ristrutturazione e la manutenzione degli edifici pubblici. Sul sito dell'Ente governativo è stato infatti pubblicato l'aggiornamento al 2 febbraio 2018 delle FAQ che spiegano come applicare il DM 11 ottobre 2017.
 Ampliamento Aler Varese
Ampliamento sede ALER Varese - Studio Castiglioni & Nardi
 

Edilizia privata


Per quanto riguarda l’edilizia privata, la situazione italiana è, allo stato attuale, abbastanza variegata. Coesistono, infatti, diversi modelli di certificazione ambientale. Gli obblighi di legge, comunque, sono ristretti esclusivamente a certificazioni di tipo energetico (di derivazione della Legge 10/91). Ogni volta che si realizza una nuova costruzione o che un immobile viene venduto o dato in locazione, è necessario allegare un attestato di certificazione energetica, redatto da un tecnico abilitato. Va evidenziato che, purtroppo, le modalità di presentazione di tali certificati variano da regione a regione. Con la regione, inoltre, variano i requisiti dello stesso tecnico abilitato, che in alcuni casi può essere obbligato a seguire specifici corsi abilitanti e ad iscriversi ad appositi albi regionali dei certificatori energetici.

SOSTENIBILITA' NELL'EDILIZIA PRIVATA

Sebbene, dal punto di vista della sostenibilità ambientale, sia importante considerare sia le fasi di costruzione che di dismissione di un edificio, non bisogna dimenticare che la maggior parte dei consumi avviene durante la sua vita utile, ovvero in relazione alla gestione energetica del manufatto stesso.
Per questo è di fondamentale importanza eseguire una progettazione mirata al contenimento energetico, sia nella scelta del sistema costruttivo che in quello impiantistico.
La Direttiva 2010/31/UE sulla prestazione energetica nell’edilizia, facendo seguito alla Direttiva 2002/91/CE sul rendimento energetico nell’edilizia, stabilisce che, entro il 31 Dicembre 2020, tutti gli edifici di nuova costruzione siano edifici a energia quasi zero e che a partire dal 31 dicembre 2018 gli edifici di nuova costruzione occupati da enti pubblici e di proprietà di questi ultimi siano caratterizzati dagli stessi requisiti.
Nel nostro Paese – il cui patrimonio immobiliare è costituito per oltre un quarto da edifici costruiti prima del 1946 (e di cui solo una piccolissima percentuale appartiene a classi energetiche superiori alla C) c'è inoltre un grande margine di miglioramento per quanto riguarda l'efficientamento energetico.
Una strategia che tenga conto della riqualificazione del patrimonio edilizio esistente, pertanto, può rappresentare un'importante occasione per ridurre drasticamente i consumi energetici della nazione e per dare nuova linfa vitale al settore dell'edilizia.

 

Gli ultimi aggiornamenti normativi: DM 26/06/2015 IN VIGORE A PARTIRE DAL 01/10/2015


Il Decreto Ministeriale 26 giugno 2015 “Applicazione delle metodologie di calcolo delle prestazioni energetiche e definizione delle prescrizioni e dei requisiti minimi degli edifici”, in attuazione dell’articolo 4, comma 1, del decreto legislativo n. 192/2005 e successive modifiche e integrazioni, prevede nuovi requisiti per la certificazione energetica, in vigore a partire dal 01/10/2015.


Certificazioni ambientali (volontarie)


Le certificazioni ambientali, invece, sono tutte su base volontaria. Nonostante ciò, sempre un maggior numero di nuove costruzioni viene certificato. Il rispondere a requisiti di tipo ambientale, infatti, serve anche a evidenziare le caratteristiche di risparmio energetico dell'edificio nel tempo, rendendolo di fatto più appetibile rispetto a costruzioni non certificate.

I più diffusi sistemi di certificazione volontaria italiani sono:

CasaClima

E' una certificazione energetica introdotta dalla Provincia Autonoma di Bolzano (che l'ha resa obbligatoria a partire dal 2005), avente l'obiettivo di classificare un edificio in base al consumo energetico annuo.


E' di fatto analoga a quella sviluppata negli Stati Uniti e, anche in Italia, viene effettuata su base volontaria, senza alcun obbligo di legge.

Itaca
E' un sistema di valutazione della sostenibilità di un edificio. Si basa su un protocollo condiviso tra le regioni italiane che consente di attribuire un punteggio di eco-sostenibilità agli edifici, mediante un sistema di schede basate su un insieme di regole e di requisiti di tipo prestazionale. Attualmente il protocollo, facoltativo e pertanto non cogente, può essere applicato a edifici residenziali e ad uffici pubblici e privati (con due distinti percorsi di valutazione). A breve queste procedure verranno estese a scuole, aree industriali ed edifici commerciali. C'è da segnalare che, ad oggi, non tutte le regioni italiane hanno aderito al protocollo ITACA.

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