Il portale delle costruzioni in acciaio in Italia
CREDITS
COMMITTENTE: Fondazione IRCCS
PROGETTO ARCHITETTONICO: ATI Politecnica Ingegneria e Architettura (mandataria), Atelier Traldi, Turner & Townsend
PROGETTO STRUTTURALE: Politecnica Ingegneria e Architettura
IMPRESA: Ics Grandi Lavori spa (mandataria), Guerrini Costruzioni Generali spa, Samico Brv - Calor srl, Elektronorm srl, Barbieri Fratelli srl, T.S. Tecno Sistemi, Aren srl, Studio Ferrari Brocajoli srl
Fotografie: Politecnica Ingegneria e Architettura

Istituto Nazionale di Genetica Molecolare

DISEGNI E CANTIERE
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
FOTO
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
Il nuovo edificio destinato a laboratori di analisi per la ricerca scientifica e clinica si è sviluppato muovendosi all’interno di due principali linee ispiratrici: da un lato la volontà di relazionarsi profondamente con il contesto urbano, dall’altro la necessità di rappresentare in modo convincente la missione a cui è destinato il fabbricato. L’edificio è stato pensato come luogo di incontro tra tre stati fisici: lo stato solido e lo stato liquido per rappresentare gli equilibri dinamici attraverso cui si produce la ricerca; lo stato solido, rappresentato dal rivestimento in pietra dei fronti dell’edificio rivolti verso la città, evoca le regole, le istituzioni, la parte gravosa della ricerca scientifica ma anche i suoi risultati concreti; lo stato liquido, rappresentato dalle facciate continue in vetro dell’edificio rivolte verso l’area verde del giardino, evoca invece la creatività, l’intuizione, la sperimentazione. La “nuvola” posta in copertura a protezione degli impianti richiama poi lo stato gassoso. L’involucro edilizio è concepito come una facciata completamente vetrata verso il giardino posto a sud, in grado di esibire le attività di laboratorio ospitate nei locali prospicienti, abbracciata da un guscio protettivo in pietra naturale lungo i fronti a nord, nord-est e sud-est. 
I fronti dell’edificio affacciati sul verde della corte giardino, sudovest e nord-ovest, sono caratterizzati da facciate continue in vetro corredate da appositi schermi solari motorizzati in grado, d’estate, di proteggere le vetrate dall’irradiazione solare dell’edificio e d’inverno di permettere l’illuminazione diretta con conseguente apporto termico passivo. Per ottimizzarne la funzione, il progetto ha messo a punto elementi mobili disegnati ad hoc in grado di assumere le diverse posizioni necessarie all’ombreggiamento pressoché totale delle superfici vetrate. I movimenti, comandati da sistemi meccanici automatizzati, avvengono in modo lento e sincronizzati da impianto di building automation. Internamente gli spazi distributivi sono ampi e luminosi al fine di divenire luogo naturale per l’interrelazione tra i ricercatori, agevolando la condivisione delle idee e del sapere. La soluzione strutturale è stata adottata dopo un attento esame di diverse alternative, sia sotto il profilo tecnico che sotto quello economico. L’obbiettivo primario era flessibilità d’uso degli spazi, anche in considerazione di modifiche future (nel caso specifico trasformazione di singoli laboratori in open space o viceversa). Un ulteriore aspetto da garantire era la massima permeabilità impiantistica negli spazi a controsoffitto coniugata con la possibilità di modifiche ed implementazioni successive.
La struttura è stata quindi realizzata con telai in acciaio su maglia 660x920 e solai in lamiera grecata con getto collaborante di spessore 12 cm; le travi secondarie IPE 300 e principali IPE 450 sono incernierate ai pilastri e sono di tipo misto acciaio-cls. Le azioni orizzontali sismiche ed eoliche sono interamente affidate ai nuclei in c.a di scale/ascensori ai cavedii impiantistici e alle pareti di delimitazione dell’atrio centrale. La scelta dell’acciaio ha permesso inoltre una reale pianificazione dei tempi del cantiere (per la realizzazione di tutte le strutture in acciaio sono stati necessari solo 10 mesi), con riduzione delle lavorazioni eseguite direttamente sul posto e quindi arrecanti disagi per gli utenti del polo ospedaliero. 

Marco Clozza

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