Il portale delle costruzioni in acciaio in Italia
CREDITS
COMMITTENTE: Musee du Louvre 
PROGETTO ARCHITETTONICO: Mario Bellini, Rudy Ricciotti
PROGETTO STRUTTURALE: BERIM
COSTRUTTORE METALLICO: Waagner - Biro
IMPRESA: Laine Delau and Soletanche Bachy, DBS, Monotile, Goppion
Fotografie principali: Albert Greenwood
Fotografie gallery: 1, 2, 8 Raffaele Cipolletta; 3-7 Albert Greenwood
Fotografie di cantiere: Waagner - Biro

Museo del Louvre - Padiglione arti islamiche

DISEGNI E CANTIERE
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
FOTO
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
L’idea è nata da una maglia d’alluminio piegata e modellata manualmente fino a farle assumere le sembianze di un velo, una sorta di leggerissimo foulard: il Dipartimento di Arti Islamiche del Louvre, disegnato dall’architetto italiano Mario Bellini con il collega francese Rudy Ricciotti, è una spettacolare composizione in cui l’acciaio e il vetro dialogano perfettamente, coniugando esigenze strutturali ed effetti scenografici. Il tetto ondulato e traslucido, sorretto da otto pilastri e 8.000 tubi, è un prezioso scrigno che racchiude 18 mila opere d’arte. Inaugurato nel settembre 2012, questo nuovo ampliamento costituisce un ulteriore intervento sulla struttura storica del Louvre dopo la piramide di Ieoh Ming Pei del 1989. La sua realizzazione è frutto di un concorso internazionale che ha premiato il progetto in grado di ampliare la superficie del museo rifiutando le soluzioni più semplicistiche come l’idea di una grande copertura vetrata che chiudesse completamente la corte al livello delle coperture o di un nuovo edificio volumetricamente autonomo all’interno della corte.
Il Dipartimento è organizzato con un piano espositivo al livello terreno e con un secondo livello interrato al di sotto della corte stessa. Un tetto traslucido e la perimetrazione dello spazio espositivo con vetrate verticali trasparenti hanno permesso che la luce potesse filtrare anche al livello interrato attraverso ampie aperture nella soletta del piano terra. Così il nuovo ambiente preserva una propria autonomia ma, grazie alla trasparenza, dialoga con l’esterno, con le facciate della Corte Visconti e il cielo di Parigi. Una metafora del dialogo tra due culture che però conservano le rispettive e peculiari identità. Grazie a questo intervento, il museo ha acquistato 6.800 mq in più, di cui 3.800 espositivi, destinati alla prestigiosa collezione di arti islamiche, fino a oggi esposta in sale inadeguate. La soluzione architettonica risponde ad un’idea apparentemente semplice quanto geniale sul piano concettuale: non un edificio ma un velo che, ondeggiando, dà vita ad un nuovo ambiente, arrivando quasi a toccare il pavimento della corte, senza però ingombrarla e nel rispetto delle facciate circostanti. La sua composizione è frutto della sinergia di pochi materiali: doppi pannelli triangolari esterni a maglia di alluminio brillantato, doppi vetri isolanti e filtranti, struttura portante in travi reticolari spaziali realizzate in tubi in acciaio. 
Così composta, la copertura ha uno spessore variabile da 20 cm a 1 metro e mezzo e pesa in tutto 120 tonnellate, con un’altezza massima da terra di circa 8 metri. L’ala di libellula è costituita da una maglia strutturale di tubi in acciaio saldati e lastre di vetro, il tutto racchiuso in un doppio rivestimento di pannelli triangolari in lamiera stirata di alluminio brillantato oro e argento, uno interno e uno esterno. Sono 2.356 i triangoli di copertura e altrettanti nel rivestimento interno del controsoffitto, la cui proiezione su un piano orizzontale disegna una maglia quadrata composta da triangoli retti, mentre le dimensioni dei pannelli reali variano in funzione all’andamento ondulato della copertura. A fare da sostegno otto leggeri pilastri non verticali e con inclinazioni diverse tra loro, per accentuare l’effetto di leggerezza e l’aspetto ondulato. Risultato: un velo luminoso che fluttua sull’allestimento museografico diffondendo una discreta luce attorno. La struttura portante in acciaio ha consentito di realizzare all’interno un ambiente caratterizzato da continuità e fluidità, unitario e totalmente privo di interruzioni. Grazie a questa soluzione costruttiva è stato possibile rispettare le premesse del progetto, quali la levitazione della copertura, il dialogo tra il nuovo ambiente e l’esterno, il controllo della luce naturale e la realizzazione di uno spazio espositivo autonomo ma collegato a quello del Louvre. Accanto all’acciaio, il vetro, che sigilla verticalmente e in maniera totalmente invisibile la copertura con il pavimento, enfatizzando le caratteristiche di leggerezza e di trasparenza dell’intera composizione.

Laura Della Badia

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