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CREDITS
PROGETTISTA ARCHITETTONICO: Luca Moretto
PROGETTISTA STRUTTURALE: Giuseppe Donna e Roberto Rossetti
IMPRESA: ED.A.R.T. Srl, Rinaldo Costruzioni Srl
COSTRUTTORE METALLICO: Arch. Fer Architetture in ferro di Cavaglià e Morrone

Collegio Universitario Einaudi

Riqualificare un collegio universitario è la sfida progettuale raccolta dall’architetto Luca Moretto, in una forma mentis in cui la parola “collegio” insinua concetti di architetture severe, fredde, grigie e tristi. La sezione San Paolo del collegio universitario di Torino Renato Einaudi, vicina al Politecnico, aveva sede presso un angusto edificio, costruito tra la fine degli anni Cinquanta ed i primi anni Sessanta, che con la sua pianta simile ad una “L” riproponeva la sobria architettura di quel periodo. Servizi igienici indipendenti, miglioramento dell’isolamento acustico nelle stanze, realizzazione di locali di servizio e nuove sale studio ad ogni piano, ampliamento delle cucine ed introduzione di un nuovo ascensore, sono state le richieste formali di ristrutturazione. Il progetto non si è fermato alle sole “realizzazioni”, ma ha dato risposte ad ulteriori esigenze, quali attenuare la “monotonia” dei corridoi, rivitalizzare gli sbarchi della scala principale, dotare il collegio di spazi fruibili all’aperto, ed infine il punto più caro al progettista: creare un senso di positività che stimoli la gioia di vivere e l’amore per la vita. Il maggiore vincolo per la realizzazione dell’intervento è stato il tempo: due i mesi per il progetto, trecento i giorni per l’esecuzione dei lavori e la chiusura della Sezione limitata ad un solo anno accademico; coinvolti dai lavori i piani interrati, i cinque piani fuori terra più la copertura e centosessantacinque camere per gli studenti. All’interno, lo spazio lineare ed essenziale esistente è stato curvato, piegato e colorato, introducendo degli elementi che hanno permesso di instaurare una “rottura” con il concetto dei “confini” della scatola tradizionale. Le pareti delle cucine e delle sale studio si espandono o si ritraggono dal corridoio mediante vetrate poliedriche; alle superfici piane delle vetrate si contrappongono spazi sinuosi e curvilinei. I sette colori dell’arcobaleno giocano con le pareti dei corridoi, ogni piano ha un colore di riferimento che favorisce l’orientamento. All’esterno, sul fronte sud, sono state realizzate delle terrazze a cinque livelli che contribuiscono alla socializzazione. Le dimensioni in pianta della nuova terrazzatura variano ad ogni piano dell’edificio, descrivendo una forma pressoché elicoidale: bianche colonne d’acciaio (di 168 mm di diametro esterno e 8 mm di spessore) trapassano i volumi del pianterreno e del seminterrato, andando a scaricare le forze verticali su fondazioni che scavalcano i plinti esistenti. Il fabbricato non era in grado di ricevere altre sollecitazioni, pertanto gli ancoraggi della nuova struttura sono stati eseguiti in modo da non trasferire sollecitazioni flessionali ai pilastri sottostanti. Tra il primo ed il quinto piano bianche colonne, traversi e controventi verticali in profili tubolari sembrano danzare nel vuoto e, inseguendosi, si inclinano tra loro in modo sempre differente, quasi sfidando le leggi della fisica. Solai in lamiera grecata con soletta collaborante, sopra all’orditura principale, completano la struttura. Piccoli balconi dai vetri colorati permettono di affacciarsi sulla fontana-igloo di Merz. La struttura è costituita da montanti verticali continui di 16.5 m di altezza (168.3 mm di diametro e 8 mm di spessore), da diagonali in profili tubolari di 100 mm di diametro e 8 mm di spessore, da travi UNP 160 e da un solaio collaborante in lamiera grecata 10/10 mm. La struttura è vincolata ai solai esistenti tramite ritegni orizzontali ed alla base mediante cerniere. L’incastellatura dell’ascensore panoramico in acciaio e vetro è coronata da una fiamma in acciaio inox che ne alleggerisce, rendendolo quasi etereo, il prospetto verso il cielo. In questo progetto tutto si riconduce allo scopo principale: sentir dire dagli studenti, spesso provenienti da lontano, non solo “torniamo in collegio”, bensì “andiamo a casa” quando rientrano alla sera...
Monica Antinori

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