Il portale delle costruzioni in acciaio in Italia
CREDITS
PROGETTISTA ARCHITETTONICO: Benedetto Camerana (capogruppo), Hugh Dutton Associes, AIA Architects, Studio Derossi Associati, Studio Inarco, Angela Maccianti, Carlo Perego di Cremnago, Agostino Politi, Prodim, Giorgio Rosental, Studio Steidle und Partner
PROGETTISTA STRUTTURALE: vedi sopra
IMPRESA: Passerella: ATI Sermeca spa (mandataria), Falcone F.lli srl (mandante)
COSTRUTTORE METALLICO: Passerella: ATI Sermeca spa (mandataria), Falcone F.lli srl (mandante)

Passerella pedonale e Villaggio Olimpico

Il programma olimpico prevede la trasformazione delle strutture dei Mercati Generali, il M.O.I ideato dell’architetto Cuzzi nel 1932, in un gran centro servizi luogo d’incontri e attività diverse. La scelta di localizzare il Villaggio Olimpico all’interno di un quartiere che era ed è ancora una sorta di periferia interna alla città, attribuisce all'intervento il difficile compito di riqualificarlo. Questa sfida è stata affrontata da un team internazionale d’architetti che hanno cercato di conferire un carattere peculiare agli edifici al fine di rendere riconoscibile il quartiere nel futuro e identificarlo con il titolo di quartiere olimpico, com’era già avvenuto a Torino negli anni sessanta per il complesso d’Italia '61.

Il progetto prevede la realizzazione di 3 lotti di residenze per circa 52.000 mq dove ospitare circa 2500 sportivi, aree a servizio per circa 40.000 mq, il tutto completato in proiezione post-olimpica da un lungo ponte pedonale che collega il centro servizi con il sistema terziario del Lingotto, scavalcando tutta l'area ferroviaria esistente. I progettisti hanno messo in piedi un’idea ambiziosa: disegnare a più mani un pezzo di città con un taglio davvero europeo. Sono cosi nati una quarantina di palazzi, tutti d’impronta rettangolare, progettati da diversi architetti nel rispetto dei principi della bioclimatica, e differenziati dalle facciate colorate. Il segnale "olimpico" arriva dalla porta simbolica, alta 69 m, disegnata dal grande arco di sostegno del ponte pedonale strallato che unisce il Villaggio Atleti e il Lingotto con un'unica campata di 153 metri senza appoggi. È un segno molto forte, visibile dalla grande distanza, che riprende gli archi dell'ex MOI e che riporta Torino sui massimi livelli internazionali.

La presenza della ferrovia ha condizionato la progettazione della passerella e ne fa l'elemento di forza: l'impossibilità di creare appoggi lungo tutta l'area occupata dai binari suggerisce l'idea di una passerella sospesa ad un arco con appoggi nella sola fascia dove sono consentiti. La curva risultante dall'andamento dell'impalcato, produce un caratteristico effetto visivo. L'arco rosso in acciaio, s’inclina leggermente al di sopra dei binari in modo da ottimizzare la configurazione geometrica degli stralli: la sua altezza è infatti determinata dall'angolo critico dei cavi più lunghi. Il gioco di forze trova l’equilibrio nella sua stessa geometria: le forze di compressione supportate dall’arco sono trasmesse alle strutture in cemento, l’impalcato sostenuto dagli stralli, contribuisce a mantenere l’arco nel suo piano. Per contrastare la tendenza alla rotazione dell’impalcato e stabilizzarlo è stato introdotto un controcavo, che generando una componente verticale contribuisce ad irrigidirlo. Per controllare in fase progettuale i problemi legati alle vibrazioni e agli effetti del vento ai quali sono soggette le strutture leggere, sono state eseguite delle prove aerodinamiche in galleria del vento. Inoltre in fase di progettazione è stata verificata la stabilità davanti ad eventi sismici. Costruire un ponte sulle linee ferroviarie è una grande sfida. I cavi elettrificati richiedono delle precauzioni speciali per la sicurezza pubblica, non soltanto durante il futuro utilizzo, ma anche durante le fasi costruttive. Per concludere, l'utente che attraversa la passerella, è invitato a riposarsi sulle panchine nello spazio virtuale generato dagli stralli apprezzando sullo sfondo le Alpi incorniciate dall'arco, così come nelle tradizionali prospettive delle vie di Torino.
Monica Antinori

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